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Imparare – prima parte: in che modo il cervello apprende

Imparare – prima parte: in che modo il cervello apprende

Impariamo sempre, in ogni istante della nostra vita. Alcune cose le impariamo per sempre, tipo camminare, parlare o andare in bicicletta; altre ce le ricordiamo per meno tempo, tipo le date delle guerre d’unità, un particolare programma sul PC che usavamo 10 anni fa o il nome dei nostri compagni di classe delle scuole medie. Dove sta la differenza? Perché semplicemente non ci ricordiamo tutto e per sempre?

Per rispondere a questa domanda bisogna guardare dentro al nostro cervello e capire il suo funzionamento. Ogni cosa che facciamo o che ci ricordiamo è, all’interno del cervello, un gruppo di neuroni che si attivano insieme quando arriva il giusto stimolo: “Vado in cucina a prendere un bicchiere d’acqua” attiva una rete, “Questa è la mia canzone preferita” ne attiva un’altra. Gli scienziati le chiamano reti neuronali. Queste reti non sono fisse, ma plastiche, si adattano, crescono ed, eventualmente, si sciolgono. Se vi chiedo cosa avete mangiato per cena la scorsa settimana, martedì sera, non saprete rispondere con sicurezza, a meno che non siate dei tradizionalisti incalliti, come siamo io e mio figlio, che ogni martedì sera mangiamo la pizza fatta in casa. Eppure, lo scorso mercoledì mattina vi ricordavate sicuramente della vostra cena. La rete neuronale che formava: “cena di martedì” si è sciolta dopo poco tempo.

L’assone di un neurone e intorno la guaina di mielina (bande nere). La mielina dà struttura alle reti neurali rafforzandole.
Fig 1 (vedi sotto)

Le reti neuronali hanno bisogno, per consolidarsi e diventare permanenti, di molta pratica, ovvero di essere esposte agli stessi stimoli moltissime volte per diventare sempre più solide (è il cosiddetto processo di mielinizzazione). “Camminare” o “parlare” sono, per esempio, delle reti solidissime perché continuamente utilizzate. Le date delle guerre d’indipendenza o della cena di martedì scorso sono delle reti che abbiamo usato per poco tempo e che poi, non essendo state più utilizzate, si sono sconnesse nel cervello.

Quindi ci sono cose che impariamo con la pratica, l’esposizione continua, fino a quando (perdonate la frase fatta) “non entrano in testa”. L’entrare in testa avviene quando certe azioni o risposte son diventate rapide e facili da fare, senza errori, grazie alla forza che via via hanno acquisito le relative reti neurali attraverso la pratica. 1+1? ovvio, 2. Ecco 1+1 ci è entrato in testa, allo stesso hanno fatto il “3+5” o il “4×9” o il saper come si scrive la parola “penna” o capire che i prossimi segni indicano la parola “leggere”.

Fig. 1 (Wikipedia) Sezione dell’assone di un neurone. Le bande circolari nere sono fatte di mielina che rafforza e velocizza la connessione tra i neuroni nelle reti rese solide dalla pratica.



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