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Imparare – seconda parte: il condizionamento operante

Imparare – seconda parte: il condizionamento operante

Nel primo articolo “Imparare” abbiamo visto come il cervello apprende. Abbiamo visto che è necessaria pratica (l’esposizione ripetuta nel tempo agli stessi stimoli) per rafforzare le reti neurali che sono alla base del “saper fare”. In questo nuovo articolo continuiamo a parlare di apprendimento con un focus particolare sull’apprendimento delle competenze scolastiche più fondamentali: leggere, scrivere e far di conto. Mi piace pensare a queste competenze come degli organi di senso artificiali, acquisiti, che ci permettono di entrare in contatto con il mondo attraverso canali nuovi e diversi rispetto a quelli naturali.

Lo abbiamo detto nel precedente articolo: non esistono scorciatoie. Per apprendere le competenze scolastiche di leggere, scrivere o far di conto, bisogna far pratica, esercitarsi con costanza. Ci sono cose che possiamo permetterci di imparare e ricordare per poco tempo, ci sono altre competenze che è necessario imparare benissimo e per sempre attraverso la pratica. Leggere, scrivere e far di conto, d’altro canto, meritano tanta dedizione: sono le fondazioni di tutte le altre competenze scolastiche: difficile leggere Dante se manca la capacità di decodifica del testo o fare equazioni se non conosciamo le tabelline. Il ricorrere alla calcolatrice non aiuta più di tanto: nel tempo che mi ci è voluto per ottenere il risultato pigiando i tasti ho perso (almeno in parte) il filo del discorso logico matematico o mi sono dimenticato quale regola stessi applicando. Il ritmo, la velocità di esecuzione fondamentale per la fluenza è stata interrotta.

B. F. Skinner

Imparare richiede quindi pratica e quest’ultima ha bisogno di tempo ed energie. Per questo deve motivare ed essere rinforzante, piacere allo studente che la deve sostenere. B. F. Skinner lo chiama condizionamento operante: se una cosa ha effetti positivi o ci piace, la rifaremo. La pratica, quindi, deve piacere, essere motivante per gli studenti che attraverso di essa rinforzano le reti neuronali responsabili della lettura, scrittura e della matematica. Sono competenze che dobbiamo imparare per sempre a fluenza, ovvero con velocità e precisione di esecuzione ottimali.
Come deve essere una pratica rinforzante? E’ un processo di cui possiamo vedere i risultati, sentire che ci sta dando delle marce in più e che ci serve. Chi impara deve vedere i propri progressi e ricavarne il desiderio di imparare ancora di più (e non perché tocca, per evitare il brutto voto)

La pratica può diventare talmente rinforzante che non si riesce a pensare ad altro. Pensiamo ad atleti, musicisti o artisti; o a tutte le persone che ammiriamo perché fanno qualcosa senza sforzo che noi non riusciremo mai fare. Pensiamo a Leonardo, Michelangelo a Vivaldi, Mozart. Sono tutte persone che hanno dedicato la vita alla pratica. Non esistono scorciatoie al diventare “bravi”: solo pratica per far entrare in testa le cose.



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