"Scopri-sesso", "Riconosci-aerei" e l'eleganza del TAGteach

Ho tradotto, ancora una volta un articolo scritto da Ted DesMaisons per il suo Blog: http://tedwordsblog.com/

A Ted che mi ha gentilmente concesso il permesso di pubblicare il suo lavoro va il mio più sncero ringraziamento.

 

Luca Canever

Il Neuroscienziato David Eagleman nel suo libro Incognito cita due storie affascinanti di apprendimento inusuale. Entrambi testimoniano i misteriosi poteri del cervello umano e promuovono un riesame radicale del nostro modo di insegnare ed educare.

Eagleman spiega come molti adetti nel settore del pollame degli anni 30 si rivolsero al Giappone per una tecnica per formare gli “scopri-sesso”: lavoratori che erano in grado di distinguere il sesso di un pulcino nato da appena un giorno. Un occhio non allenato non può cogliere la differenza tra un pulcino maschio e femmina, i loro corpi sono troppo simili. I Maestri di questa particolare arte riuscivano a distinguere gli uccelli in modo efficace, anche se loro stessi non erano in grado di descrivere su cosa avessero basato le loro decisioni. Come Eagleman scrive, la selezione "è fatta in qualche modo, sulla base di segnali visivi molto sottili, ma gli stessi “scopri-sesso” professionali non potevano riferire quali fossero tali indizi" [1]. Semplicemente “lo sapevano”, e “lo sapevano” in una infinitesimale frazione di secondo.

La formazione per i nuovi arrivati non era una cosa molto misteriosa, anzi. I Maestri stavano sopra le spalle degli apprendisti e semplicemente osservavano. Non appena gli apprendisti avevano esaminato un pulcino e fatta la loro scelta, -maschio o femmina?- Il maestro valutava la prestazione dell’allievo con un semplice sì o no. Dopo alcune settimane di questo tipo d’addestramento, il cervello dello studente aveva imparato a distinguere ciò che continuava a rimanere impercettibile alla mente cosciente. L’apprendista è diventato un maestro pronto a svolgere il proprio lavoro affidabile con precisione e quasi istantaneamente. Incredibile!

Circa nello stesso periodo, Eagleman racconta, i consiglieri militari britannici cercavano di approfittare di una super-preziosa abilità posseduta da alcuni appassionati di aereonautica: essere in grado di identificare gli aerei in arrivo con rapidità e precisione dal suono del motore. (Non volevano –ovviamente- correre il rischio di abbattere i propri piloti che tornavano a casa e lasciar passare i bombardieri tedeschi.) Il problema era, come per i “scopri-sesso”, che gli appassionati non erano in grado di spiegare come facevano quello che riuscivano a fare . In effetti, quando tentavano di spiegare, riuscivano solo a creare una grande confusione tra quanti li ascoltavano…

Fortunatamente per gli Alleati, gli inglesi scoprirono una tecnica d’addestramento analoga a quella dei giapponesi: feedback immediati sui tentativi e sugli errori. Un novizio lavorava vicino a un esperto, ottenendo un 'sì' o 'no' in base alla precisione di ogni congettura. Nel corso del tempo, gli studenti diventavano in grado di identificare gli aerei con successo, come i loro istruttori. Non sapevano come erano diventati esperti nello specifico, ma sapevano che ora potevano tranquillamente fare il lavoro.

Quando ho letto per la prima volta queste due storie, sono rimasto -ancora una volta- profondamente colpito dal potere della mente inconscia. Molti compiti, tra i quali lavori altamente raffinati e sottilmente definiti come questi, semplicemente non hanno bisogno di parole o spiegazioni affinchè noi riusciamo a padroneggiarli. Di fatto, le parole possono effettivamente ostacolare l'apprendimento. Non abbiamo nemmeno necessità di identificare cosa stiamo imparando. Abbiamo solo bisogno di informazioni chiare e tempestive, di un neutro feedback (visivo, sonoro, o tattile), che ci segnali se abbiamo fatto bene. Con sufficienti ripetizioni, il nostro cervello che “naviga” sotto la superficie si focalizzerà su una risposta 'giusta'. Nel corso del tempo, si arriva a produrre affidabilmente il risultato desiderato. Otteniamo la conoscenza, anche se ci manca la consapevolezza dei dettagli. Siamo in grado di indovinare il sesso dei pulcini. Sappiamo quale aereo è amico e quale è nemico.

Anche se stiamo lavorando su competenze che siamo in grado di spiegare, queste storie semplici ma sorprendenti rappresentano una sfida radicale ai metodi con i quali solitamente s’insegna. Io, per esempio, adoro spiegare le cose. Un aspirante poeta della precisione, con il desiderio che le mie parole possano portare luce al buio e chiarezza alla confusione. Avendo abbastanza tempo a disposizione, o anche così, improvvisando, cercherò sempre il modo più pulito, chiaro, e conciso per descrivere a parole ciò che è necessario. Idealmente, io sono un maestro artigiano che utilizza un ampio kit di strumenti diversi per insegnare: ho impiegato anni a sviluppare e coltivare questi miei strumenti. Lo so che non sono solo tra gli insegnanti. Ci piace condividere i segreti della nostra materia. Le parole giustificano gli investimenti che abbiamo fatto cullandoci nella nostra auto-stima. Ma queste storie suggeriscono che, tutto questo, potrebbe anche essere messo da parte. “E 'tutto molto bello e interessante” ci dicono questi racconti, ”puoi essere il migliore del mondo nell’usare le parole per spiegare ed insegnare. Ma, semplicemente tutto questo può anche non essere necessario per un buon insegnamento”.

Non ne so abbastanza delle storie che Eagleman racconta, per sapere con certezza come gli istruttori dei “scopri-sesso” e dei ”riconosci-aerei” comunicassero 'Sì' o 'No' ai i loro studenti. Forse semplicemente pronunciando le parole. O forse “punivano” le risposte sbagliate con uno schiaffo sul polso. Qualunque fosse stato il metodo utilizzato, il metodo di rinforzo positivo del TAGteach appare come una elegante raffinatezza [2]. Nel TAGteach, non abbiamo bisogno di sentire il 'no,' o vedere una luce rossa, o sentire qualsiasi tipo di suono fastidioso. Abbiamo solo bisogno di sapere quando abbiamo fatto correttamente. Click!. Luce verde. Un suono sempre uguale. L’assenza di queste conferme, dice allo studente che ha bisogno di cambiare qualcosa. Lo studente è in grado da solo di fare questa autoanalisi e modificare la propria azione fino a riuscire a ricevere il marker di conferma. Non ci sono parole, istruzioni vocali, o dinamiche sociali a confondere le acque dell’ istruzione. Lo studente, o almeno i suoi inconsci cerebrali comprendono le meccaniche in atto e aspettano il semplice, neutro messaggio: “ Sì!” “E’ questo!” o “continua a provare”

Si noti bene che, sebbene le parole non contino quasi più, l’insegnante continua a ricoprire il proprio ruolo. L’insegnante deve conoscere ed essere in grado di individuare il comportamento corretto nel momento in cui accade. Se il comportamento può essere suddiviso in porzioni più piccole, ha bisogno di scegliere quali fra queste porzioni porterà più fluidamente al risultato desiderato: passi troppo facili e gli studenti si annoieranno, troppo esigenti e saranno frustrati. L’insegnante ha, inoltre, bisogno di segnalare il comportamento con precisione squisita, catturando il “SI’!” -addirittura anticipandolo- in tempo reale in modo che il rinforzo abbia il maggiore e profondo impatto possibile. Non tutti hanno la pazienza per tale precisione certosina. Non tutti hanno il buon senso emotivo di mantenere in equilibrio sconfitte e successi che avvengono lungo la strada. Non tutti hanno la flessibilità necessaria per adattarsi, al volo, quando uno studente continua a rimanere bloccato. Come insegnate, hai ancora bisogno di possedere grandi competenze per insegnare bene.

Vorrei dichiarare, quindi, che ho intenzione di sviluppare tale precisione, neutralità, e flessibilità in me stesso. Come quasi tutte le altre persone che conosco, sto ancora lottando con me stesso per smantellare il ben radicato modello che vuole insegnanti ed allenatori a dispensare informazioni come la zuppa da una pentola o un software da un server. Trasmettere. Lasciare in eredità. Download. La costruzione di un nuovo modello vorrà dire per un po’ 'disimparare la vecchia pratica e molto esercizio sulla nuova. Eppure, io mi sono messo in gioco. Come i “trova-sesso” o i “riconosci-aerei”, posso contare sull’intelligenza sub-verbale dei miei studenti. Posso fidarmi della capacità del cervello di integrare informazioni incredibilmente complesse. Eleganza pedagogica attraverso il design esperienziale piuttosto che attraverso l'esposizione verbale ? Assolutamente Sì!

 

TED DESMAISONS

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[1] Questa citazione e le storie dei “scopri-sesso” e dei “riconosci-aerei”, sono tratte da Incognito di David Eagleman, il Vintage Books: New York, 2011, pp 57-58.

[2] Nel TAGteach, lo studente e l’istruttore stabiliscono un comportamento desiderato o abilità. Potremmo essere in grado di articolare con le parole gli elementi che compongono l'abilità oppure no, come nei due casi dei “scopri-sesso” e dei “riconosci-aerei”. Non ha molta importanza. Ciò che conta è il frantumare il comportamento verso il basso in passi realizzabili e di lavorare attraverso questi passi, uno alla volta, utilizzando coerenti, neutri marker per comunicare il momento in cui l'operazione è stata eseguita correttamente. Ad esempio, un tiro potente ed efficiente di softball include più micro-componenti, ognuno dei quali potrebbe diventare un TAGpoint: un buon grip sulla palla, un movimento del polso; la posizione corretta della mano e del gomito; lo spostamento del peso dei piedi, e così via. Più piccolo è il passo, tanto maggiore sarà la probabilità di successo nell'apprendere rapidamente.

Con questo metodo, i feedback positivi possono venire comunicati attraverso canali visivi o tattili: una luce lampeggiante o una precisa pressione contro la pelle, per esempio. Detto questo, la maggior parte TAGteachers utilizzare un suono distintivo. Da qui viene il nome della tecnologia: "TAG" che sta per “Teaching with Acoustical Guidance” (Insegnamento audio assisitito)