GLI INSEGNANTI HANNO BISOGNO DI AUTOCONTROLLO

DI THERESA McKEON

Ma, stiamo scherzando?!? Non sono, forse, gli insegnanti i supereroi dell’autocontrollo? Ogni singolo giorno combattono il desiderio di utilizzare espressioni inaccettabili del tipo: "No, hai sbagliato ancora!" e "’Cidenti! Non posso credere che non lo hai capito ancora!" Agli insegnanti viene anche chiesto di diventare abili a frenare i segnali esterni di fastidio e di frustrazione: roteare gli occhi, sospirare pesantemente o buttare le mani in aria a dire: " Io ci rinuncio. "

Allora, è forse possibile che un buon insegnante abbia ancor più bisogno di saper controllare le proprie emozioni? Può sembrare un controsenso, ma gli insegnanti potrebbero avere dei vantaggi, se limitassero la quantità d’informazione che offrono in certi momenti, soprattutto negli istanti che precedono il momento in cui lo studente deve “provare a fare” per la prima volta.

Diverse condizioni ci portano a credere che i nostri studenti otterranno più successo se lanciamo loro un’ancora dell’ultimo momento: "Non dimenticare ...", "Ricordati di ..." o forse la più distraente: "Sì, puoi farcela! Io ho fiducia in te!". Tutte queste frasi hanno certamente il loro posto, ma l’attimo prima di eseguire un nuovo comportamento non è tra questi. Allora perché è così difficile controllare l'impulso di distruggere l’attenzione dello studente?

 

1. IL GUSTO DI PARLARE

Di norma, gli insegnanti sono appassionati del poter dare informazione agli altri. Hanno (abbiamo?) lavorato sodo per raccogliere grandi quantità di conoscenza e ci si sente strangolare quando si deve smettere di parlare, anche se si tratta di lasciare che lo studente possa provare autonomamente.

 

2. IL DESIDERIO DI VENIRE RINFORZATI

Gli insegnanti sono rinforzati dal successo dei loro studenti. Quando sembra che l’ancora dell’ultimo minuto abbia facilitato l’esecuzione corretta, può nascere un’idea sbagliata o supersitiziosa: "L'ultima volta che ho gli ho fatto tutto l’elenco di quello che volevo ricordasse, subito prima dell’esercizio, mi è sembrato che abbia funzionato!"

 

3. LA PREOCCUPAZIONE DI ESSERE MALVISTI

E 'possibile che si abbia paura che i nostri colleghi o degli osservatori occasionali, possano supporre che il nostro silenzio rifletta una mancanza di competenza nelle nostre capacità di osservazione: "Se non dico qualcosa allo studente, gli altri allenatori penseranno che non ho visto l'errore."

 

Momenti di silenzio, dati a tempo debito, sono il marchio di un insegnante attento; una persona attenta, che, consapevolmente, permette allo studente di essere parte del processo di apprendimento e non solo una carriola sulla quale scaricare informazioni a volontà. Imparare a resistere all'impulso di ripetere all’ultimo minuto, di dare dei feedback o, addirittura, “fare festa” per diminuire la tensione, può realmente accelerare la velocità con la quale lo studente acquisisce fluenza, e, in ultima analisi, la sua capacità di diventare indipendente.

 

Qui potete trovare l'articolo originale, in Inglese